1 Dicembre 2006, 7:31 am...7:31 am

I Vostri Viaggi: Settembre 2006, Svezia Centrale, il Viaggio di Emiliano…

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Stoccolma - Svezia

Una breve introduzione, ormai è d’obbligo. Bè, Emiliano, oltre ad essere l’autore di questo articolo è senza dubbio un Amico Storico. Sono più di 10 che ci conosciamo, e la nostra consistente e vivace e-epistole (epistole elettronica!) spazia dai temi più disparati: dalle domande esistenziali “cosa faremo”, “dove stiamo andando”, a questioni filosofiche, sociologiche, fino ad arrivare alle cose più spicciole tipo la pizza preferita, o il colori di sfondo di un sito web che stiamo realizzando. Ovviamente, relativamente a quest’ultimo aspetto, capite bene che essendo io il “creativo” e lui il “sistemista”, va a finire che il colore lo scelgo io…
Ma per le altre cose, viaggi compresi, Emiliano resta un punto fermo, una persone di inesauribile confronto, e di indiscutibile amicizia. “Ad avenne!” Direbbe un mio amico Pisano… ;-)
Bè, bando alle ciance, diamo il benvenuto ad Emiliano (e-mail emiticci@gmail.com). Ecco a voi il viaggio on-the road a Stoccolma di Emiliano (Settembre 2006).

“Il viaggio inizia nella maniera piu’ avventurosa possibile. Il brivido di un check-in imbucato all’ultimo minuto, di una corsa folle su un taxi a cui lo Juan Pablo Montoya dei tempi migliori non sarebbe riuscito a stare dietro. Ancora una volta un caloroso grazie a Trenitalia, che dopo anni di angherie pendolaristiche riesce a deludermi anche con il vanto di famiglia, l’Eurostar. Sentenzio che dovunque tu voglia andare la puntualita’ e’ l’eccezione e il ritardo la regola. Comunque e’ andata bene, take-off e tra un paio d’ore e mezzo, dopo che hostess e stewards avranno cercato di vendermi qualsiasi cosa (sono su un low-cost) saro’ a Stoccolma, o perlomeno nelle vicinanze.
Il panorama che scorgo dal pullman che mi porta in citta’ mi ricorda tanto, forse troppo, un precedente viaggio in Norvegia. Spero che non sia tutto quanto un film gia’ visto, ma rimango fiducioso pensando a tutte le cose belle che ho letto di questo paese e della sua splendida capitale. Arrivo in centro e mi dirigo verso la T-Bana, la metro. Decido di comprare un carnet di 10 biglietti orari, penso che potra’ bastarmi per i primi due giorni che ho deciso di passare qui, penso male perche’ quattro di quei dieci biglietti alla fine sono tornati con me in Italia. Difatti ho subito scoperto che Stoccolma e’ una citta’ bellissima da camminare, come tutte le capitali del nord europa e’ ricca di parchi e di zone pedonali. In ogni strada delle isole centrali c’e’ sempre qualcosa da vedere, monumenti, musei ma anche negozi alla moda e locali curiosi. Ma la caratteristica che piu’ di ogni altra cosa rende Stoccolma una citta’ unica al mondo e’ l’incredibile modo in cui e’ costruita: 14 isole collegate da circa 60 ponti. E’ stupefacente vedere scorrere il mare in pieno centro, nessuna foto e nessun video puo’ riprodurre le sensazioni che si provano quando ci si rende conto di essere in un posto cosi unico.
Il cuore della citta’ e’ senza dubbio Gamla Stan, la citta’ vecchia. Situata in un punto nevralgico, questa piccola isola ospita il palazzo del re ed un bellissimo quartiere di stile antico. E’ il centro storico di Stoccolma. La sera, quando quasi tutta la citta’ tipicamente si chiude in casa (sempre che non si tratti di venerdi o sabato), si puo’ scegliere di restare ad ammirare il quartiere in una perfetta e quasi inquietante solitudine, oppure perche’ no, di cercare un po’ di compagnia bevendo una birra in uno dei numerosi pub situati in quelle che probabilmente furono vere e proprie caverne.
Ogni citta’ nordeuropea che si rispetti ha il suo parco sconfinato, e Stoccolma non fa eccezione. Il Nationalstadspark di Djurgården, piu’ che un parco, e’ una citta’ nella citta’. Intuisco che per apprezzarlo al meglio e’ necessario il noleggio di una bicicletta, e la scelta si rivela decisamente felice nonostante i numerosi saliscendi ai quali, in tutta sincerita’, non ero preparato. Il tempo passa in fretta in questa citta’, mi incammino verso l’ostello un po’ stravolto dalle fatiche ciclistiche, usciro’ di nuovo in serata per cercare un buon posto per cenare (e non e’ facile per un mugellano 100%, ahime’) e per due passi senza grosse pretese di sballo. Dovrei ancora vedere e conoscere la parte piu’ “commerciale” della citta’, lo faro’ nei miei due ultimi giorni di viaggio, quando in concomitanza con il week-end potro’ ammirare anche il lato “funny” della capitale. Nel frattempo, per la mattina successiva, ho intenzione di partire alla volta di Uppsala.
Quando si viaggia in maniera apparentemente disorganizzata, evitando di programmare ogni singolo dettaglio prima della partenza, capita di incontrare qualche piccola difficolta’, ma puo’ succedere anche che da una difficolta’ origini una situazione fortunata. Salto giu’ dal treno nella stazione centrale (e unica) di Uppsala e mi dirigo verso l’ufficio turistico, per cercare una sistemazione per la sera. La ragazza a dire il vero non risulta essere molto collaborativa, e si limita ad indicarmi un paio di ostelli in zona. Devo arrangiarmi. Il primo e’ pieno, il secondo pienissimo (ma quanta cavolo di gente viene ad Uppsala in settembre mi chiedo?). La receptionist del secondo ostello, che in realta’ e’ un albergo con un ostello nel seminterrato, nota la mia preoccupazione e decide di sfoderare tutta la sua mentalita’ imprenditoriale. Mi spiega che potrebbe offrirmi ad un prezzo conveniente una camera dell’albergo che sarebbe comunque rimasta vuota, a patto che io mi trattenga solo per una notte. Accetto, e di mi ritrovo a pernottare in quella che, visti i miei standard, e’ praticamente una suite.
Uppsala e’ una citta’ universitaria, parecchio universitaria. La maggior parte delle persone che si incontrano in giro e’ di eta’ molto giovane, e vista la coetaneita’ non potrei trovarmi meglio. Qui ci sono davvero “le svedesi che portano minigonne pallide”, tanto per citare una italianissima canzone che ogni tanto il mio iPod mi propone. Mi sento nel posto piu’ accogliente del mondo, faccio un giro per i negozi del centro, resisto alla tentazione di comprarmi qualche capo d’abbigliamento (prezzi abbordabili, ma non avrei posto nello zaino) poi back to suite, shower and dinner-hunting! Mi infilo in un ristorante greco, completando la giornata delle ottime scelte. Rimango l’ultimo cliente, non posso farci niente non sono abituato a cenare in orario svedese. Attacco un po’ bottone con la timidissima cameriera, che mi fornisce una dritta riguardo ad una festa universitaria che si terra’ da li a poco (anzi, sara’ gia’ iniziata visti gli orari tipici) in un locale vicino. Lei purtroppo, sorridendo maliziosamente, mi dice che non ci sara’… va be’ pazienza, non vado oltre. Conto, keep the change e vado a vedere com’e’ questa festa.
Una cosa che capisco, condivido e trovo intelligente e’ che in Svezia la gente va in discoteca in orari umanamente sostenibili. Arrivo a questa famosa festa intorno alle 23:30 e gia’ il locale e’ colmo di gente. Si fa fatica a muoversi. Un’altra cosa che condivido e’ il prezzo per l’ingresso. 40 Corone, circa 4 Euro e mezzo. Come da noi piu’ o meno…

Esaltato dalla situazione mi reco subito nella parte della discoteca che solitamente prediligo, il bancone del bar. Una bevuta costa il doppio del biglietto, ed ha un livello alcolico che, a sensazione, scende sotto il grado percentuale. Va be’, faccio un giro del locale e verifico che c’e’ qualcosa che non torna. Tutti, dico tutti, uomini e donne, sono visibilmente ubriachi come spugne. Mi chiedo come abbiano fatto, sicuramente non hanno bevuto qui dentro, ma neanche fuori visto che nelle botteghe si trova solo birra a gradazione controllata (3 gradi e mezzo, qualsiasi marca). Realizzo che in Svezia, probabilmente, il problema dell’alcol viene preso molto sul serio ma che nonostante cio’ la gente riesce a sbronzarsi lo stesso. Mah…
Non mi trattengo eccessivamente, non ho granche’ compagnia e la mattina dopo non vorrei sprecarla tutta dormendo. Sono ancora indeciso sul da farsi, so solo che mio malgrado devo mollare la suite.
Viaggiando di Settembre puo’ capitare di incappare in una giornata di pioggia, e questo mi costringe a rivedere i miei programmi. Anziche’ terminare la visita di Uppsala, decido di scongiurare la pioggia viaggiando, pensando che forse ci sara’ prima o poi un’altra occasione per passare di qui. Prendo il biglietto per Vasteras, Sud-Ovest, mi aspetta un autobus e poi un treno. Noto che la capillarita’ con cui sono forniti i servizi pubblici e’ impressionante: ci sono piccolissime fermate per l’autobus che sembrano messe li in mezzo al nulla, salvo poi accorgersi che qualche decina di metri piu’ in la’, magari dietro un boschetto, c’e’ una casa o al massimo due. In poco tempo raggiungo Vasteras, sta ancora piovendo ma per fortuna l’ufficio turistico e’ a 50 metri dalla stazione.
Vasteras e’ famosa per via dello sconfinato lago Malaren che costeggia. E basta. Se escludiamo questa particolarita’ si tratta di un posto turisticamente insignificante, ed oltre a questo c’e’ da considerare il fatto che, trovandosi in una zona molto centrale della Svezia, ha anche altri problemi di approccio sociale. Qui la gente sopra una certa’ eta’, mediamente 40 anni, parla unicamente svedese, non si trovano molti posti in cui pernottare e neanche molte cose da vedere (un paio di chiese, un parco e qualche laghetto). Se non altro il rinomato lago Malaren si merita una lunga visita, una sosta e un bel po’ di foto, diamo a Cesare quel che e’ di Cesare. Comunque la mia permanenza dura poco meno di 24 ore, pernottamento compreso. Nella mia time-table e’ gia’ tempo di tornare a Stoccolma.
E’ venerdi, e gia’ dal primo pomeriggio si inizia a notare un gran movimento per la citta’. Il mio obiettivo primario e’ comunque mollare questo zaino sempre piu’ pesante e trovare una sistemazione per questa e la prossima notte. Li per li mi preoccupa un poco il fatto che la citta’ e’ stata presa d’assalto per via di un congresso di non so cosa, ma in realta’ riesco a trovare un posto dignitoso in brevissimo tempo. Ho bisogno di riposarmi un po’, mi addormento guardando “Sport 1″ (il golf, agli svedesi piace il golf…) e finisce che il pomeriggio se ne va. Esco per la cena e vengo attratto da un ristorantino spagnolo in zona centralissima (non e’ molto facile trovare ristoranti tipici quassu’). Dopo 4 secondi dal mio ingresso mi rendo conto che colui che mi ha fatto accomodare non e’ ne’ svedese ne’ tantomeno spagnolo… e re-inserisco nel cervello il nastro della lingua italiana :-)
Il simpatico compatriota del ristorante mi consiglia dopo cena di fare un giro a Östermalm, un quartiere li vicino. Ci ero gia’ passato una delle prime sere ma non c’era molta vita, ma il venerdi e’ venerdi anche in Svezia! Seguo il consiglio ed effettivamente mi ritrovo tra decine di locali che straripano di gente, tutti molto in ghingheri e quasi tutti molto giovani. Come nelle nostre citta’ si nota molto un certo stile glamour tra la gente, e i locali seguono naturalmente il trend. Ogni posto ha la sua coppia di energumeni con l’auricolare e il vestito da pinguino davanti all’ingresso, e la sua piu’ o meno lunga coda di gente in attesa. Dentro i locali in genere c’e’ un banco dove vengono servite tartine di sushi a buffet (va di moda qui, a me fa schifo solo guardarle!) e il classico bancone dove si servono costosissime limonate corrette. Dopo un paio di “lunghe code” + “ingresso raggi x” + “vampata gusto sushi” + “bevuta salasso” abdico, non fa per me questo casino :-)
Nel tratto che mi riporta verso l’albergo passo davanti ad una discoteca. Una fila di gente cosi lunga non l’ho mai vista da nessuna parte, forse al Louvre ma non lo so. Chiaramente l’idea di accodarmi neanche mi sfiora, c’e’ uno anzi ci sono due cuscini che mi aspettano.
Sabato, ultimo giorno pieno a Stoccolma, in realta’ uno dei meno intensi. Impiego la mattinata in una lunga passeggiata, c’e’ un parco che non avevo ancora visto piu’ qualche altra cosuccia da fotografare. Nel pomeriggio mi sposto in centro e mi unisco al tipico struscio da shopping del sabato, in cerca di qualche simpatico ma non troppo stupido Souvenir. E’ d’obbligo un altro passaggio in Gamla Stan, so che non potro’ rivedere questo posto cosi unico per molto tempo. In serata mi sposto ancora piu’ a sud, a Södermalm, su consiglio della receptionist. E’ una versione un po’ meno fighetta di Östermalm, solito assembramento di locali concentrati in poche vie, solo che stavolta e’ piu’ facile sedersi per prendere una birra e la gente ha un’aria molto piu’ rilassata. Del resto anche l’eta’ media e’ piu’ alta. Mi godo la mia pinta in un locale all’aperto, fuori si sta benissimo e sullo sfondo riesco ad intravedere il maestoso palazzo reale. Domattina mi aspetta il treno per Arlanda e l’aereo per casa, faccio un bilancio mentale della settimana e penso che si, e’ il caso di mantenere il ricordo vivo il piu’ possibile, forse farei bene, una volta tornato a casa e con calma, a scrivere due appunti da rileggere quando mi verra’ un po’ di nostalgia”.
Emiliano
E-mail: emiticci@gmail.com, Personal Blog: http://asciiart.blog.dada.net/

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